Bruto - Kim Fielding, Stella Mattioli
"Ma Gray continuò a toccarlo, facendo scivolare gentilmente le dita lungo il collo di Bruto. Quando arrivò all’attaccatura della spalla, tese anche l’altra mano e pose entrambi i palmi sulle spalle di Bruto. “G-gr…ande,” commentò, in tono impressionato.
Il nodo che Bruto sentiva in gola gli impediva di rispondere, anche quando le mani di Gray scivolarono leggermente sui suoi bicipiti. Quell’uomo era uno stregone, aveva detto Warin. Forse quello era un incantesimo, un’altra delle presunte attività malvagie di Gray. La sensazione combaciava con quello che Bruto immaginava fosse la magia: tutto ciò che Gray toccava s’intorpidiva leggermente, come succedeva a un arto addormentato prima di svegliarsi.
Ma Bruto rimase immobile, e Gray tracciò i grossi muscoli degli avambracci. E poi la mano sinistra di Gray continuò oltre il polso di Bruto e fino alle nocche, mentre la destra… beh, esaurì le cose da sentire. Gray trattenne il respiro. “B-B-Br…uto?”
“Un incidente.”
Gray respirò a fondo. Bruto si aspettò che fosse disgustato, ma non sembrava. Gray toccò infatti con delicatezza i contorni del moncherino prima di allontanare la mano. “S-sei… co-comun…que fo-forte.”
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