Bruto - Kim Fielding, Stella Mattioli
"“S-sei a tu… a tuo agio nel… nel… nel toccare un … un… un altro uomo,” disse Gray con aria pensierosa.
“Sì,” rispose Aric, anche se ‘a suo agio’ non gli sembrava il modo giusto di descrivere i sentimenti che provava in quel momento.
“De-de-desideri a… altri u-uomini?”
Aric deglutì. “Sì.”
“D-de… desideri m-m-me?”
Stavolta, Aric fece un passo indietro. “Io… non posso…”
“S-se v-vuoi puoi, Aric. È pa-passato tan-tan… tanto tempo.”
Gray era bellissimo. Adesso c’era abbastanza luce naturale da illuminarlo bene. Ricordò ad Aric un’illustrazione in uno dei libri del maestro che aveva sfogliato con reverenza la settimana prima. Anche se Aric gli aveva tagliato i capelli molto male e Gray era ancora troppo magro, era comunque bellissimo: alzò il volto con un’espressione di speranza che Aric non gli aveva mai visto da quando era arrivato. E Gray sembrava desideroso di contatto fisico, il respiro affannoso.
“Sono brutto,” disse Aric. “Non solo un po’. Sono veramente orribile.”
“E io sono cieco,” disse Gray, scuotendo leggermente la testa. “So com’è la tua f-fa… faccia al ta-tatto, ma per… per me… Non sei b-brutto, Aric. Ha… hai vi-visto quelle sta-statue che pro-proteggono la bo-bocca del fiume?”
Aric le aveva viste diverse volte. Erano Lorad e Lokad, i giganti che avevano spostato il corso del grande fiume, sconfiggendo un enorme mostro marino e fondando Tellomer, molte centinaia di anni prima. Le statue erano alte come la Torre Marrone, incise nella pietra grigia. I giganti avevano ampie spalle e volti bellissimi e orgogliosi. Erano eroi.
“È co-così che tu se… sei per me,” disse Gray"